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Girl next door

Girl, 18, Italy, Milan. Booklover, hopeless romantic, no sex appeal. Cliché of the "Girl next door".

Ave atque vale, JM addio.

Per cinque, lunghissimi anni, non ho fatto altro che odiarti: eri un insieme di edifici così brutto e spoglio che a confronto, ne sono certa, Guantanamo Bay sembra un Hotel a 5 stelle. 
Sei stato, per cinque anni, il mio incubo peggiore, la causa delle mie occhiaie mattutine e della mia dipendenza da caffeina. Anche per questo ti odio. 
Ho dovuto sopportare il terribile odore degli spogliatoi della palestra, le urla dei professori e i professori stessi per troppo tempo, chiusa dentro quelle quattro mura grigie che chiamiamo “classe”. 
Ho dovuto studiare (e non è ancora finita!) per interminabili pomeriggi, mentre fuori faceva caldo e c’era il sole, durante le tempeste, mentre nevicava. E anche durante le vacanze. 

Eppure, però, anche se solo a distanza di un giorno, non posso fare a meno di guardarmi indietro e ammettere che sì, mi mancherai, JM. 
Forse non tu come posto fisico, decisamente non tu come posto fisico; mi mancherà tutto quello che è successo in 5 anni, quello sì. 
Le risate, le litigate, le amicizie, le urla, gli sbuffi, i “ma che ore sono?”, le campanelle dell’intervallo e della fine dell’ora. Ma non solo.  

Mi mancherà arrivare ad agosto con la consapevolezza che i compiti ancora non li ho iniziati e che devo sbrigarmi. 
Andare a vedere i tabelloni e inveire contro i professori che mi hanno abbassato quel mezzo voto giusto per. 

Ma più di tutto, mi mancheranno le persone che per cinque anni ho visto tutti i giorni; con le quali non solo ho riso e stretto dei buoni rapporti, ma ho litigato e urlato (e sì, dai, anche insultato e parlato male). 
Arrivare a scuola e salutarli tutti, con la consapevolezza che, nel bene e nel male, li vedrò. 

Questa (dopo la maturità, sì, ma non ci pensiamo) non sarà di certo la prima volta che si chiude un capitolo nella mia vita. Sarà sicuramente la più importante, penso, quella che si ricorderà per sempre perché se c’è una cosa sicura nella vita, è che giovani lo si è solo una volta e che gli anni delle superiori (fortunatamente?) passano solo una volta. 

#171

L’ultimo anno di scuola è qualcosa di grosso. E importante. E’ il primo intero anno che si passa da maggiorenni e non ne ho sfruttato nemmeno un giorno. 

Ora, all’alba di maggio, guardandomi indietro mi trovo soltanto a ringraziare qualsiasi entità superiore presente per avermi portato fino a questo punto: allo scatto finale prima della tanto agognata parola con la M. 
Quasi nove mesi di scuola, e ancora non riesco a pronunciare quella parola; penso che sia una malattia. Un po’ come l’aracnofobia o l’agorafobia… La paura dell’esame finale. 

Detto questo, arrivata al 9 di maggio, con davanti un’interminabile e spero ultima settimana piena di verifiche scritte/interrogazioni/teen dramas, penso che questi siano stati i cinque anni più sprecati in tutta la mia vita.  
Questi cinque anni mi hanno portato a… inutile cercare un sinonimo, maturare. 

So che questo sarebbe il tipico discorso da fine dell’anno scolastico, ma non sono certa che avrò ancora la sanità mentale anche solo per ricordarmi come si accende un computer, per quella data. 

Diciamo che non sono stati solo anni di lenta e inesorabile maturazione, che hanno portato all’inevitabile e ormai imminente 19 sulla torta di compleanno. Mi hanno anche fatta crescere sotto tutti gli aspetti. 
Dopo esperienze che non pensavo avrei mai potuto fare, sogni che ho visto svanire in un istante, rimpiazzati da quelli più moderni e realizzabili (o forse no!), amicizie che sono nate tra i banchi di scuola ma che si sono sviluppati anche fuori dalla classe (fortunatamente, direi) e dopo lunghissimi, interminabili teen-dramas degni di uno show televisivo americano che, per una volta, mi hanno fatto odiare le serie TV (yeah… Sto scherzando, non potrei mai quittare in questo modo il mio hobby!)… 
Posso affermare, con assoluta certezza che cinque anni di scuola superiore non sono stati uno spreco prezioso di tempo. 

Egoisticamente parlando, sono cresciuta (e meno male). E sono cambiata così tanto che se dovessi infilarmi in una macchina del tempo e trasportarmi a cinque anni fa, penso che non mi riconoscerei nemmeno. Non sono cambiata solo fisicamente (really, really necessary) ma anche mentalmente. Ho finalmente capito che non si può piacere a tutti e che “Karma’s a bitch” e… ultimo, ma non meno importante, sono riuscita a diventare da timida pre-adolescente che aveva paura della sua stessa ombra a ragazza normale che non ha poi tutta questa paura di buttarsi nella mischia. 
Certo, è vero che se avessi intrapreso una strada diversa adesso potrei essere una persona diversa, ma… Penso di essere contenta così. 

E ancora non ci credo che in un mese (oddio, un mese e basta?!?) dovrò dire addio ai miei compagni che per cinque anni mi hanno fatto ridere anche quando avevo voglia di spaccare il mondo in due e arrabbiare perché si comportano come dei bambini dell’asilo e che si sono fatti odiare per i loro comportamenti ma che si sono sempre e comunque fatti perdonare in un modo o nell’altro. 

Fortunatamente nessuno di loro leggerà questo post, o mi crollerebbe tutta la facciata. 
Naaah, tanto sappiamo tutti che l’ultimo giorno di scuola piangerò come una fontana. 

Okay, done with my thing. 

Ma devo davvero davvero smettere di fare maratone di Awkward, mi portano ad aggiornare il blog senza nemmeno un apparente motivo! 

"Sottrai ad una persona i suoi ricordi e le toglierai la sua identità."

-Allegiant, Veronica Roth

"-Come puoi non essere felice?
-Difficile esserlo quando il mondo ti crolla addosso."

“Non era solo una città, quella. Era Parigi: la città dove potevi trovare l’amore ad ogni angolo, e, maledetto il destino, lei cercò negli angoli sbagliati.” 

-All rights to: http://www.flickr.com/photos/ineedtobemyself/ 

“Non era solo una città, quella. 
Era Parigi: la città dove potevi trovare l’amore ad ogni angolo, e, maledetto il destino, lei cercò negli angoli sbagliati.” 

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